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Primi provvedimenti

I primi provvedimenti del Consiglio provinciale attraverso gli Atti  

La storia di Milano e della sua provincia sono legate all’epopea risorgimentale e, quindi, connesse al lungo e faticoso processo di costruzione dell’Unità d’Italia.

Il Consiglio provinciale di Milano si è insediato per la prima volta il 5 marzo del 1860 (foto 2) e ha eletto il suo presidente, il conte Cesare Giulini della Porta (foto 1). La sua storia comincia con l’innovazione introdotta dal ministro piemontese Urbano Rattazzi, che dà ai cittadini di tutto il territorio milanese, prima ancora dell’Unità d’Italia, la possibilità di eleggere i propri rappresentanti. Elezioni libere, ma ancora condizionate da meccanismi selettivi e lontane dal suffragio universale. Da quelle prime sedute, l’Assemblea che siede oggi a Palazzo Isimbardi ha attraversato la storia d’Italia.

Durante le prime sedute, si discuteva molto su temi che sono ancora oggi di competenza della già Provincia di Milano, ora Città Metropolitana di Milano, e del suo Consiglio: strade, scuole, assistenza, ambiente, agricoltura, acque e canali, ferrovie, ecc.

Utilizzando il più canonico strumento della concessione ai privati, il Consiglio provinciale diede da subito largo impulso al trasposto locale, tranviario e ferroviario, anche tramite una generosa erogazione di sussidi. Si trattava di una politica d’investimenti infrastrutturali, per incentivare lo sviluppo socio-economico del territorio. Basti accennare, a questo proposito, al sostegno finanziario offerto per la costruzione dei valichi alpini.

L’attenzione al territorio si tradusse anche nella ristrutturazione in muratura o in ferro della quasi totalità degli antichi ponti in legno, nel concorso alle arginature dei fiumi e, infine, nella progettazione di canali d'irrigazione.

La Biblioteca Isimbardi, tra il suo ricco patrimonio, conserva gli Atti del Consiglio Provinciale di Milano a partire dal 1860, in pieno periodo risorgimentale. La collezione degli Atti è un prezioso strumento per lo studio della Provincia dall’anno della sua nascita.

Leggendo gli Atti, si comprende che le prime sedute del Consiglio provinciale erano sottoposte al controllo dei rappresentanti del Governo di Torino, con la presenza del Regio governatore Massimo D’Azeglio (foto 3) e del Vice governatore Vittorio Zoppi. Già nella prima adunanza del 5 marzo, il presidente del Consiglio provinciale Cesare Giulini Della Porta si rivolge a D’Azeglio, esprimendo “la fiducia e l’ossequio”.

Nel primo volume sono rilegati gli atti della nascita dell’Ente, a partire dal verbale della seduta per la nomina dell’Ufficio Definitivo, che vide, appunto, come primo Presidente del Consiglio il conte Cesare Giulini della Porta (foto 4).

Da questo primo volume notiamo che, già dai primi istanti della sua costituzione, la Provincia si dovette occupare di argomenti di fondamentale importanza sociale, quali i sussidi per le famiglie dei “soldati di riserva, volontari e militi mobilizzati”, che soffrirono a causa della Seconda guerra d’Indipendenza. Dalla seduta del 12 agosto 1860: “La Deputazione provinciale ha creduto di prendere l’iniziativa per proporre a questo Consiglio l’accettazione di quel progetto di Associazione nazionale delle Provincie dello Stato pei compensi dei danni della guerra”. Ed ancora: “[…] fu guerra sostenuta per interesse pubblico; fu guerra per la quale si trattava di difendere ed acquistare la nazione indipendenza. […] Lo Stato è risponsabile verso il privato di tutte le conseguenze che sono derivate dai fatti danneggiatori della guerra. Lo Stato come persona morale [..] ha l’obbligo civile di compensarlo”. (foto 5/6)

L’interesse del Consiglio provinciale si estese anche all’assistenza. Per risolvere il problema del mantenimento dei “pazzi”, il Consiglio discusse, durante la seduta dell’11 settembre 1860, la proposta di costruzione di un Manicomio unico: “[...] è aperta la discussione sulla proposta della Deputazione provinciale per l’erezione di un Manicomio unico per tutte le Provincie di Lombardia”, ed ancora sul “progetto d’associazione delle Provincie lombarde per adottare un piano generale di cura degli alienati indigenti” (foto 7/8).

Un altro fenomeno sociale che il Consiglio dovette subito affrontare, fu quello dell’esposizione, ovvero dell’abbandono infantile in luogo pubblico. Le spese per il mantenimento degli esposti furono poste a carico di Comuni e Province a partire dal 1866, dopo che la legge 20 marzo 1865 ebbe assegnato agli enti locali l’assistenza agli esposti. E proprio in quell’anno il Consiglio provinciale deliberò di assumere a proprio carico la Pia casa degli esposti e delle partorienti in Santa Caterina alla ruota in Milano, che fu, quindi, staccata dall'Ospedale Maggiore, pur mantenendo la sua sede storica. Dal 1866 alla Pia casa degli esposti e delle partorienti in Santa Caterina alla ruota subentrò l’Ospizio provinciale degli esposti e delle partorienti di Milano che, nel 1903, divenne Brefotrofio Provinciale. La Provincia s’impegnava, altresì, a sistemare la rete delle opere pie milanesi, che comprendeva ospedali, manicomi, asili, orfanotrofi, riformatori, ospizi, monti di pietà, istituti elemosinieri, ecc. In Biblioteca è conservato un libro “Frammenti visivi nel tempo” (Provincia di Milano, 2010), che raccoglie alcune immagini dagli archivi provinciali del Brefotrofio e di altri Istituti provinciali di assistenza all’infanzia dall’epoca della loro istituzione (foto 9).

Al proposito, la Biblioteca Isimbardi custodisce alcuni volumi sull’assistenza a Milano e nella sua provincia. Il libro “Si consegna questo figlio”: l'assistenza all'infanzia e alla maternità dalla Ca' Granda alla Provincia di Milano, 1456-1920 (Milano, Università degli studi, 2008), ricostruisce la storia dell’assistenza all’infanzia e alla maternità nell’area milanese. Da questo volume apprendiamo che l’abbandono infantile seguiva una precisa ritualità, di cui faceva parte la consuetudine a lasciare sui neonati abbandonati oggetti o biglietti trascritti. La funzione di questi oggetti era principalmente quella identificativa, un “segno di riconoscimento”, che avrebbe permesso al genitore, nel caso di un futuro ricongiungimento, di riconoscere in maniera univoca il proprio figlio tra tanti. Non a caso, infatti, era abitudine conservare copie o parti di questi contrassegni da parte dei parenti, per presentarli all’atto del ritiro del figlio. Tra i segnali di esposizione, per esempio, vi erano immagini di santi o di personaggi importanti “tagliate in forma d’incontro” (foto 10).

Sul tema dell’abbandono infantile a Milano, ricordiamo anche il volume di Volker Hunecke, “I trovatelli di Milano. Bambini esposti e famiglie espositrici dal XVII al XIX secolo” (Bologna, Il mulino 1989). In questo libro l’autore ci descrive, tra le tante cose, il modo in cui i bambini facevano il loro ingresso al brefotrofio, ovvero i diversi “modi di esposizione”.

Significativo per l’argomento è, inoltre, il volume “Il Nuovo brefotrofio Provinciale di Milano” (Milano, Poligrafia Italiana). Il libro fu pubblicato in occasione dell'inaugurazione del nuovo Brefotrofio provinciale milanese nel 1912. Contiene un profilo storico sull'assistenza all'infanzia abbandonata, una descrizione tecnico-architettonica della nuova sede ed, infine, una panoramica dei servizi industriali che vi furono realizzati: impianto di riscaldamento e ventilazione, distribuzione dell’acqua, lavanderia e disinfestazione, impianto di illuminazione, ecc.

Tra gli altri temi posti all’attenzione del Consiglio provinciale, sempre deducibile dalla lettura dei suoi Atti, si inserì, fin dalle prime sedute, il problema dell’educazione. I pilastri delle politiche educative provinciali, dei primi anni post-unitari, furono l’insegnamento elementare nelle campagne, dove più elevato era il tasso di analfabetismo, e la qualificazione di strutture educative tecnico-scientifiche. L’urgenza di adottare misure radicali per migliorare la qualità del corpo insegnante, era emersa già nell’autunno del 1861, durante un aggiornamento, organizzato dalla Provincia, per i maestri delle scuole rurali. La scarsa preparazione riscontrata spinse a favorire il rinnovo del corpo docente, potenziando l’insegnamento magistrale, aprendo nuove scuole e favorendo la riqualificazione del personale di servizio.

Il Consiglio provinciale deliberò, nella seduta del 14 dicembre 1866, lo stanziamento annuo di Lire 100,000 a partire dal bilancio 1867 come incoraggiamento all’istruzione primaria nelle campagne. Tutto ciò determinò un forte incremento delle scuole serali e domenicali (foto 11/12).

Si provvide anche alla costruzione e alla ristrutturazione di locali scolastici comunali, all’erogazione di premi ai maestri, alle concessioni per alunni meritevoli, al miglioramento dell’arredo scolastico, al potenziamento delle biblioteche fisse o circolanti, degli asili infantili e delle “scuole straordinarie o facoltative” per adulti. In riferimento all’educazione, il Consiglio provinciale sottolineò, inoltre, l’utilità e l’importanza dell’Istituto Agricolo Lombardo di Corte del Palasiocon la necessità pel paese di diffondere lo studio dell’agricoltura teorico-pratica”.

La Provincia estese il suo interesse anche all’istruzione dei più sfortunati, tra cui i sordomuti poveri; tre erano gli Istituti di educazione e di istruzione esistenti, due a Milano e uno presso Lodi. Durante la seduta del 12 settembre 1862, il Consiglio segnalò la necessità di nuovi fondi “onde concorrere a fornire ai detti Istituti i mezzi per dare istruzione ad un maggior numero di sordo-muti” e, soprattutto, “oltre ad un aumento nelle spese ordinarie, occorrono anche spese per accrescimento o adattamento di locali”. L’educazione dei bisognosi avrebbe permesso loro di “rimediare agli errori della natura”(foto 13/14).

Un altro rilevante campo d’intervento del Consiglio provinciale fu quello delle opere di canalizzazione ed, in generale, sui corsi d’acqua. Sin dal 1864, venne istituita un’apposita commissione che preparò un’approfondita relazione sui “Progetti per l’irrigazione dell’Alta Lombardia”. Le intenzioni erano quelle di costruire dei canali per l’irrigazione nell’intera zona dell’agro milanese e, a tale proposito, fu votato un sussidio di 5 milioni per la loro costruzione. Uno di questi canali fu il Villoresi, il cui progetto prevedeva la derivazione dal fiume Ticino.

Al riguardo, la Biblioteca Isimbardi conserva due importanti volumi che descrivono il progetto del canale Villoresi, dalle opere alla planimetria (vedi foto 16-18). “Canale Villoresi da derivarsi dal fiume Ticino” (Milano, Società Italiana per Condotte d'acqua, 1946). L’ingegnere Eugenio Villoresi, padre fondatore della Società Agraria di Lombardia (1862), insieme al collega Luigi Meraviglia, concepì il progetto iniziale del canale nel 1863, che prevedeva lo sfruttamento congiunto delle acque dei laghi Maggiori e di Lugano, per poter disporre di una quantità d’acqua sufficiente per sostenere l’irrigazione di tutta la zona compresa fra il Naviglio, il Ticino e l’Adda. La costruzione, però, dovette aspettare il 1882, con un progetto modificato e ridotto della Società Italiana per Condotte d’Acqua che, nel frattempo, acquisì dagli eredi Villoresi i diritti, assumendosi l'onere delle spese e della lavorazione.

In conclusione, sicuramente importante per conoscere una parte della storia dell’Ente Provincia, è il volume “Cento anni della Provincia di Milano” (Milano, 1959), opera preziosa conservata in Biblioteca Isimbardi. Il volume percorre le tappe significative della Provincia sorta nella fase del nascente Stato italiano, in un momento delicato della nostra storia che ha visto il superamento degli ordinamenti preunitari e l’avvio di nuove strutture centrali e periferiche. Così, come negli Atti, anche in questo volume si evidenziano i compiti principali dell’Ente: “opere pubbliche, assistenza, beneficenza ed istruzione”.

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