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La Milano napoleonica

Con il processo di conquista sia territoriale che amministrativa, avviata nel 1796 attraverso la Campagna d'Italia e la creazione della Repubblica Cisalpina l'anno seguente ("repubblica sorella" che si consolida nella seppur breve Repubblica italiana), tra il 1804 e il 1805 Napoleone Bonaparte arriva ad autoincoronarsi imperatore, estendendo definitivamente il suo dominio sulla Lombardia.

La città di Milano viene proclamata capitale del Regno d'Italia sul modello parigino, acquisendo quell'importanza economica e sociale di stampo moderno che la renderà il nucleo del futuro movimento Risorgimentale.

Biblioteca Isimbardi possiede molti volumi enciclopedici sulla storia della sovranità napoleonica in Italia, in particolare il volume XIII della Storia di Milano (foto 1), a cura della Fondazione Treccani degli Alfieri, interamente dedicato alla città nel periodo compreso tra il 1796 e il 1814, il volume VI della Storia universale (foto 2), curata da Francesco Vallardi, fedele ricostruzione storica degli eventi che hanno portato all'ascesa e al declino del generale Bonaparte, e L'Italia di Napoleone dalla Cisalpina al Regno (foto 3) di Carlo Zaghi, volume XVIII all'interno della Storia d'Italia, diretta da Giuseppe Galasso per UTET, in cui ci si occupa più approfonditamente dei periodi di transizione a seguito degli interventi napoleonici in Italia.

In biblioteca è possibile, inoltre, consultare monografie e volumi miscellanei, che contengono preziosi studi e interventi autorevoli su tutti gli aspetti che hanno caratterizzato il periodo della dominazione francese in Italia e soprattutto a Milano.


Aa. Vv., Momenti dell'età napoleonica nelle carte dell'Archivio di Stato di Milano (New press, Como, 1987). (foto 4)
Catalogo di una mostra sulle principali fonti archivistiche e documentarie tenutasi presso l'Archivio di Stato di Milano, il volume presenta il patrimonio che l'Archivio conserva sul periodo napoleonico.
Le numerose riproduzioni fotografiche dei decreti e dei proclami ufficiali guidano il lettore nella scoperta dei cambiamenti istituzionali che intercorrono dalla Repubblica Cisalpina al Regno d'Italia, affrontando tematiche come il cerimoniale di corte, il difficile equilibrio tra libertà di espressione e censura, i rapporti con il Regno delle Due Sicilie e non da ultimo questioni di ordine pubblico, come criminalità e giustizia in Lombardia.

Aa. Vv., Milano napoleonica (Edizioni Amici del Museo del Risorgimento, Milano, 1950). (foto 5)
Il volume è la copia numerata n°299 su un totale di 320 esemplari stampati per l'inaugurazione della nuova sede del Museo del Risorgimento di Milano, pubblicata per volere dell'associazione "Amici del Museo del Risorgimento". Con la riproduzione in oro al piatto anteriore dello stemma napoleonico, l'opera contiene importanti scritti e testimonianze, sulla storia e il costume dell'Italia guidata dalla figura di Napoleone, che, inevitabilmente, segnò il punto di svolta del Paese verso il sentiero risorgimentale e poi unitario nazionale.

Napoleone e la Lombardia nel triennio giacobino (1796-1799), a cura di Luigi Samarati (Archivio storico lodigiano, Lodi, 1997). (foto 6)
Il volume contiene gli Atti del Convegno organizzato dall'Archivio Storico Lodigiano in occasione delle commemorazioni del secondo centenario della battaglia al ponte di Lodi (10 maggio 1796), il cui esito determinò la prima decisiva affermazione del generale Bonaparte in Italia e in Europa. Quest'opera pubblica le relazioni di quindici storici intervenuti al Convegno per mettere a fuoco i problemi e gli accadimenti del "Triennio", che proprio a Lodi avvia il Risorgimento italiano negli animi degli patrioti, ma che allo stesso tempo modifica le strutture politico-istituzionali del paese nel segno delle idee francesi.

Regno Italico di Franco Maria Ricci (Franco Maria Ricci, Firenze, 1997). (foto 7)
Il volume prende in considerazione il periodo dal 1805 al 1815, epoca di grande contraddizione per la diffusione delle idee di libertà, autodeterminazione dei popoli e uguaglianza, che avevano ispirato la Rivoluzione francese, ma allo stesso tempo caratterizzata da una geopolitica del territorio, che si basava ancora sulle decisioni prese a tavolino nel 1748 durante la pace di Aquisgrana, in seguito alla quale gli stati, sentendosi minacciati, divennero ancora di più reazionari. Di conseguenza, l’arrivo di Napoleone, che portò con sé una costituzione moderna, una bandiera e molto entusiasmo, non fu visto in maniera del tutto negativa e accese dei dibattiti tra gli storici e gli intellettuali italiani che misero in dubbio il sistema politico italiano allora vigente. In questo libro sono raccolte le testimonianze di Luigi Mantovani, Costante Ferrari, Bartolomeo Bertolini, Carlo Botta e Carlo Porta.

Il Comune di Milano nell'età napoleonica (1800-1814) di Emanuele Pagano (V&P università, Milano, 2002). (foto 8)
Il libro è un'accurata sintesi della struttura e delle istituzioni del Comune meneghino - teatro di numerosi e repentini riassetti governativi - corredata da una documentazione ampia e inedita. Divenuta capitale del Regno, Milano viene messa in prima linea in quel processo di riforma che gettò le basi dello Stato nazionale e che portò alla formazione dei moderni enti locali. La riforma fiscale, inoltre, tolse al Comune il tradizionale privilegio territoriale, al fine di uniformarlo giuridicamente alle altre realtà amministrative lombarde.

Francesco Melzi d'Eril: la grande occasione perduta di Nino Del Bianco (Corbaccio, Milano, 2002). (foto 9)
In questo volume l'autore indaga la figura del conte Francesco Melzi d'Eril, che venne eletto dal Bonaparte vicepresidente della Repubblica Italiana, nata dalle ceneri della Seconda Repubblica Cisalpina in seguito ai Comizi di Lione del 1802. Seppure di formazione culturale avversa al radicalismo giacobino e alla violenza rivoluzionaria, si può dire che il Melzi rappresenti quello sforzo indipendentista italiano realizzato tempo dopo, con successo, solo con Cavour. Per tutto il suo governo (1802-1805) attuò una politica accorta e moderata, che diede stabilità a Milano e alla Repubblica, ma che non riuscì mai a svincolarsi totalmente dalle ambizioni di Napoleone, sebbene anche quest'ultimo provasse grande stima verso di lui. I tempi non erano maturi e i suoi margini di manovra vennero volutamente limitati, facendo naufragare la prima vera occasione di gettare le basi per uno Stato italiano moderno, unitario e indipendente.

Aa. Vv., Scrittori e architetti nella Milano napoleonica (Provincia di Milano, Milano, 1983) (foto 10)
Il volume è una testimonianza iconograficamente ricca che la biblioteca conserva sui grandi progetti urbanistici previsti dal Piano regolatore napoleonico, e sul gusto artistico neoclassico, oggi riconoscibile in molti edifici simbolo di Milano come Palazzo Reale e il Teatro alla Scala (entrambi del Piermarini), l'Accademia di Brera e l'Arco della Pace. Sono questi gli anni in cui la città comincia ad essere pensata e organizzata in funzione delle esigenze civili e delle nuove istituzioni amministrative, senza trascurare la bellezza armonica e razionale delle forme, ispirata dalla tradizione greco-romana.

Milano 1809: la Pinacoteca di Brera e i musei in età napoleonica a cura di Sandra Sicoli et al. (Electa, Milano, 2010). (foto 11)
In questo volume si raccolgono gli Atti del Convegno tenutosi tra il 2-3 dicembre 2009, in occasione del bicentenario dall'inaugurazione della Pinacoteca dell'Accademia di Brera (15 agosto 1809), in cui gli autori descrivono lo spirito progressista dell'Accademia braidense e delle principali istituzioni artistiche e museali che si irradiavano da essa, a dimostrazione del forte appoggio che Napoleone diede alle arti durante il suo regno. Il progetto era rendere la Pinacoteca di Brera un "Piccolo Louvre", cioè un museo nazionale a imitazione di quello parigino, che avrebbe dovuto raccogliere i frutti del genio artistico italiano. Sicuramente i frutti del genio artistico di Andrea Appiani, che contribuì allo spostamento di moltissime opere d'arte all'interno della Pinacoteca. Al libro è, inoltre, abbinato un DVD sulla "Reale Galleria" e la ricostruzione dell'allestimento della Piancoteca.

La biblioteca possiede, inoltre, la monografia Milano verso il Sempione : la citta di Napoleone e della Belle Epoque. Viaggio nella storia, nell'arte e nel paesaggio (CELIP, Milano, 2006), a cura di Roberta Cordani. (foto 12)
Ricca di apparati iconografici, l'opera ripercorre la storia del Sempione, tratto che, partendo dall'Arco della Pace avrebbe dovuto collegare direttamente Milano a Parigi, unendo antichi sentieri a percorsi creati ex novo verso l'Europa (l'attuale Statale 33). La strada del Sempione fu, senza dubbio, tra i principali crocevia di intellettuali, movimenti artistici e merci che, a partire dall'epoca Napoleonica, hanno messo in collegamento sia territorialmente sia a livello socioculturale la città di Milano con le realtà al di là delle Alpi.

Dedicato al Sempione è anche il saggio Il Sempione e Milano: la strada napoleonica del Sempione, a cura di Emanuele Pagano (Archivio Storico Lombardo, Serie 12, Anno 131-132, Volume 11, 2005-2006)

La guardia di Napoleone re d'Italia di Emanuele Pigni (Vita e pensiero, Milano, 2001). (foto 13)
La presente opera è dedicata alla Guardia Italiana di Napoleone che, istituita per la prima volta nel 1801 come corpo di difesa provvisorio della Repubblica Cisalpina (diventata successivamente Guardia Reale), partecipò a tutte le guerre combattute dal Regno italico, in veste di alleato dell’Impero francese. Napoleone creò al suo interno organi militari scelti e di nuova concezione riproposti poi nell'assetto del suo esercito d'Oltralpe. Sulla base di una vasta documentazione, se ne analizzano in particolare le origini, l’organizzazione, l’amministrazione, il reclutamento e il ruolo di scuola, allievi, ufficiali e sottufficiali, non meno che i fasti bellici delle campagne militari.

Per uno sguardo sulla città di Milano, che abbraccia tutto il secolo precedente e i decenni successivi alla monarchia napoleonica, si segnala, inoltre, il catalogo della mostra tenutasi nel 2003 presso i Musei di Porta Romana (Milano, 12 marzo-25 maggio), intitolato Il laboratorio della modernità: Milano tra austriaci e francesi (Skira, Milano, 2003) (foto 14). Il progetto, realizzato per conto della Provincia di Milano, è stato diretto da Carlo Capra e dall'Art Director Marcello Francone. Nato dall'intento di rileggere e ripensare l'identità storica, culturale e artistica della capitale lombarda, il volume esamina il secolo e mezzo che va dall'ingresso a Milano del principe Eugenio di Savoia, nel settembre 1706, alla fine dell'occupazione austriaca con le Cinque Giornate del 1848. Una ricca selezione di dipinti, incisioni e materiale documentario accompagna gli approfondimenti sulle repentine trasformazioni di Milano e delle province limitrofe sotto le varie dominazioni: da territorio periferico a centro civilizzato e compartecipe a livello europeo. Mentre le campagne videro aumentare in modo esponenziale la produzione e l'esportazione dei prodotti agricoli, nei rinnovati spazi urbani si svilupparono l'edilizia pubblica e privata, le istituzioni statali di assistenza, gli scambi commerciali e naturalmente i nuovi luoghi di sociabilità e cultura. Le tematiche selezionate da questa mostra mettono in evidenza la notevole dinamicità che contrassegnò Milano nel suo percorso storico verso la modernità dei nascenti Stati-Nazione. Al catalogo è abbinato il CD-Rom La ragione e gli Stati 1706-1848, la cultura di Milano tra austriaci e francesi, realizzato dall'Istos Albe Steiner e dedicato al rapporto che intercorse tra gli intellettuali e il potere, alle accademie, all'istruzione, all'amministrazione giuridica e alle arti, in modo particolare al teatro. 

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