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Voci celate

22 Jul 2016 - di Silvio Soldini

Alle porte di Milano, in una piccola comunità, ogni giorno si incontrano persone molto particolari. Tra di loro c'è Bianca con i suoi sogni ricorrenti, Giorgio fissato per il calcio, Vittorio con la sua saggezza popolare e tanti altri. Si riuniscono quando il resto del mondo entra in ufficio e si lasciano ogni sera, pronti a rivedersi il giorno successivo. La macchina da presa entra in questo Day Hospital psichiatrico per portare fuori frammenti di storie e di vite, voci di persone che non hanno più un posto nella società reale.

72 min., 1986

Scheda catalografica




L'autore

Silvio Soldini (Milano, 1958), regista italiano. Autore colto e sensibile, esordisce nella regia nel 1984 con il mediometraggio Giulia in ottobre, algida radiografia di una solitudine femminile sullo sfondo di una Milano fredda e quasi disabitata. Nel 1985 gira per la Provincia di Milano Voci celate, storie di una comunità ai margini della società in un Day Hospital psichiatrico. Il suo L’aria serena dell’Ovest (1990), racconto minimale sul caso e spietata analisi del disagio del vivere, è uno dei titoli che guidano la rinascita del cinema italiano; il seguente Un’anima divisa in due (1993), attraverso la storia d’amore impossibile fra un milanese e una giovane ragazza rom, racconta ancora la fatica del conoscersi, mentre Le acrobate (1997) è un accorato ritratto femminile nel quale al dolore quotidiano si affianca più di una speranza. Soldini cambia registro (ma non tematica narrativa) con la frizzante e fortunata commedia Pane e tulipani (1999), campione di incassi e premiato con numerosi riconoscimenti italiani e internazionali, in cui narra la paradossale vicenda di una donna sposata che approfitta di un’occasione offertale dal caso per dare una svolta alla propria vita; torna con Brucio nel vento (2001), tratto dal romanzo Ieri di A. Kristof, a una narrazione scabra e dolente che si adatta perfettamente alla sua sensibilità, ma due anni dopo firma di nuovo una commedia brillante, Agata e la tempesta, costruita su misura per la sua attrice-feticcio L. Maglietta, già protagonista di Pane e tulipani. Debitore della lezione di Antonioni come di quella di Kieslowski, rigoroso e coerente, occupa una posizione inconfondibile nel cinema italiano contemporaneo per l’originalità con cui sa fondere una raffinata ricerca figurativa con un’inesausta riflessione morale.

 



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