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L'opera

L'Uomo della LuceUna figura umana imponente – copia di un modello reale – arranca su un asse di ferro inclinata. L’uomo porta sulle spalle un fascio di luci al neon, che tuttavia non illumina il suo cammino: egli avanza nell’incertezza del buio. Realizzata in bronzo patinato ad acido bianco, l’opera è concepita per restare con le luci accese tutto l’anno, fatta eccezione per il 9 maggio, Giornata nazionale dedicata alle vittime del terrorismo.

Viviamo tempi difficili. Sempre più spesso ci interroghiamo sul futuro del genere umano che sembra aver smarrito il lume della ragione. In questi anni di guerre, mancanza di dialogo e tramonto degli ideali, i terroristi si moltiplicano come virus impazziti. Colpiscono e svaniscono, lasciando dietro di sé tracce devastanti: dolore, distruzione, angoscia. E soprattutto, inquietudine. L’inquietudine è diventata una malattia quotidiana; il segno tangibile del nostro procedere in salita, in bilico sull’abisso. Come equilibristi alle prime armi, che avanzano sul filo appesantiti dai dubbi, sospesi sulle proprie paure.

Ma l’inquietudine - e dunque il terrorismo - si può combattere. Abbiamo i mezzi per farlo. L’arte è uno degli strumenti più efficaci a nostra disposizione, e l’opera di Bernardì Roig spicca per la sua immediatezza espressiva, il suo figurativismo plastico privo di inutili orpelli concettuali. Roig ha modellato un uomo che rappresenta tutti gli uomini; un individuo imponente e forte, ma al tempo stesso stanco, appesantito. I suoi muscoli non sono levigati come quelli di un atleta, ma segnati da un lento stratificarsi di sofferenze e fatiche che nel corso del tempo si sono depositate sulla carne, gonfiandola e smussandone gli angoli. Un uomo tutto bianco, come uscito da un sogno. Ma il suo pallore non esprime debolezza, quanto piuttosto una forza universale e salvifica. Un uomo che procede in salita, a piccoli passi, lungo una trave sospesa. Potrebbe cadere ad ogni istante. Ma non cadrà. Saprà sostenersi sulle proprie gambe - che poi sono le gambe di tutti - con tenacia e ostinazione. Sulle spalle regge il peso della luce, forse quella stessa luce smarrita dagli uomini. Come una sorta di Gesù laico del terzo millennio, lungo una nuova Via Crucis. Guardare l’uomo di Roig ci aiuterà ad aprire un varco di luce nel buio delle nostre anime. Ci aiuterà a scacciare l’inquietudine, prima che colpisca ancora, vestita di terrore. (Davide Rampello Presidente della Triennale di Milano 2003-2011)

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