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Bernardì Roig

RoigL’arte di Bernardì Roig (Palma de Mallorca, Spagna, 1965) viene da lontano: la paura della morte, il rapporto con la fede, la relazione tra morte e sessualità, il desiderio serpeggiante di espiazione, il timore di cedere alla follia sono caratteristiche ricorrenti nella cultura spagnola di sempre.

Presentando sempre la copia perfetta di un modello, sul piano linguistico Roig è un realista le cui sculture mostrano figure umane di immediata riconoscibilità.
La presenza inoltre nelle sue installazioni di lampade al neon, cavi elettrici, trampoli e tiranti, insieme alla monocromaticità della figura umana, sempre bianca, danno un senso univoco all’interpretazione dell’opera: Roig concepisce la forma come l’equivalente di un pensiero ferito, l’espressione di un fallimento esistenziale.

Roig è esistenzialista e intimista. È esistenzialista perché al centro della sua riflessione c’è l'uomo, un uomo solo, sconfitto nel suo desiderio di immortalità; è intimista perché pur avendo a modello un uomo collettivo, i suoi soggetti seminudi e solitari innescano una riflessione sugli stati d’animo e sui sentimenti più segreti. Il modello cambia ma il soggetto è ogni volta lo stesso: l’individuo che di volta in volta l'artista ci mostra è un archetipo, in quanto i sentimenti che esprime sono comuni a tutti i tempi e a tutte le culture.

L’arte spagnola del Novecento ha fortemente partecipato all’esperienza surrealista. Del Surrealismo Roig ha assorbito l’aspetto visionario e teatrale, ma non è interessato alla dimensione onirica. A differenza dei surrealisti si rifiuta di interpretare le manifestazioni dell’inconscio, la sua è una visionarietà lucida che costruisce la forma attraverso un metodo, per poi associarla a elementi simbolici. Questo metodo presuppone la presenza di un modello umano, preferibilmente scelto tra persone con cui è in rapporto. Totalmente depilato e ricoperto di oli protettivi, il modello diviene la forma da cui ottenere una matrice che a sua volta produrrà la copia perfetta del modello.

Coperto soltanto nelle sue parti più intime, il corpo è la manifestazione evidente della vulnerabilità di chi non ha alcuna protezione. La muscolatura contratta del volto e le palpebre serrate a proteggere gli occhi sono la normale reazione di chiunque accetti di sottoporsi a questo trattamento.
Nella scultura questa mimica diviene segno di disagio interiore e di sofferenza fisica, soprattutto gli occhi serrati indicano la cecità colpevole di chi tende a non guardarsi attorno, o peggio, a far finta di non vedere ciò di cui è testimone.

Roig rifiuta il cliché modernista secondo cui una figurazione narrativa e descrittiva è mera illustrazione. Afferma che l’arte non può esimersi dall’assumere contenuti di impronta umanistica e sociale.


Intervista a Bernardì Roig per Rai Cultura, 2015.

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