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Recovery Fund: secondo il Parlamento europeo molti punti vanno ridiscussi

5 Aug 2020 - Entro settembre possibilità per l'UE di approvare "nuove" risorse proprie

Il Parlamento europeo, in seduta plenaria straordinaria, a grande maggioranza ha approvato una Risoluzione fortemente critica nei confronti dell'accordo emerso dall'ultimo Consiglio europeo del 17-21 luglio scorso sul Next Generation EU (NGEU) e sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP). I principali punti da rivedere sono le tutele dello stato di diritto, la governance di NgEU, i fondi destinati ai programmi europei ( con i tagli alla ricerca, salute, giovani, politica agricola , immigrazione e politica di vicinato) e il pacchetto di risorse proprie da adottare come unica soluzione per rendere sostenibile il debito comune contratto con il Recovery Fund, senza gravare sui bilanci nazionali e sui cittadini europei. Alla luce di queste critiche dunque, il Parlamento si dichiara, con decisione, pronto a non accettare la proposta del Consiglio, a meno che non si trovi un compromesso accettabile. Tale compromesso dovrà però, in accordo con la risoluzione, rispettare alcuni principi chiave. 

Il Parlamento europeo propone di inserire un meccaniscmo che permetta di salvaguardare il bilancio UE in caso di accertate violazioni dei principi fondamentali dell'UE, previsti dall'Art. 2 dei Trattati. Tale meccanismo dovrebbe coinvolgere attivamente il Parlamento stesso, in quanto garante dei valori fondanti dell'Unione. Il Parlamento europeo inoltre reitera la propria fermezza nel non dare alcun via libera al nuovo QFP se non sarà concordato un nuovo pacchetto di risorse proprie da introdurre entro la fine del prossimo settennato (2021-2027). I fondi ricavati da tali risorse devono coprire i debiti contratti con Next Generation EU e contribuire alla riduzione dell'impatto dei contributi statali sul bilancio dell'UE. Le nuove risorse proprie dovrebbero provenire da un Carbon Border Adjustment, dai ricavi dell'UE Emissioin Trade System (ETS), da una digital tax, dalla tassa sulle transazioni finanziarie e da una base imponibile consolidata comune in materia di imposta sulle società. Altre risorse proprie potrebbero poi essere aggiunte nella seconda metà del settennio.

Il PE è poi fortmente critico verso i rebates, gli sonti chiesti dai Paesi "frugali" del Nord, che secondo l'assemblea dovrebbero essere eliminati quanto prima.

L'accordo tra Consiglio e Parlamento sembra essere allora tutt'altro che facile, ma il Parlamento sembra aver il tempo dall sua. Nel caso in cui l'accordo dovesse tardare, per il prossimo anno il bilancio europeo sarebbe ricalcolato sulla base di quello 2020, risultando superioe alla proposta attuale del Consiglio, nonchè coerente con NGEU, al quale si andrebbe a sommare.

 

Autore: dott.ssa Ester Lucà

Servizio Coordinamento politiche europee e relazioni internazionali

 

 



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